Omaggio a Ezio Bosso, Fantasia per due pianoforti, OP. 168 – 2020

“…grato m’è il sonno, e più l’esser di sasso

Mentre che il danno e la vergogna dura…

Non veder, non sentir m’è gran ventura

Però non mi destar…, deh…parla basso!”

Michelangelo

Sinossi del testo musicale

L’annuncio del dramma, e i passi incerti della vita il motivo è claudicante, ma vi è sempre una speranza (ispirato e commosso), il tema cresce moderatamente con una discreta energia, con un equilibrio interiore che aspira a librarsi nella completezza della vita: la dimensione cromatica, ha un sapore notturno, di un Blu intenso e profondo, e nel (crescendo con passione), ho sviluppato una dinamica che esprime le lacerazioni e la consapevolezza di dover vivere i fragili giorni, permeati da un “ male oscuro”. Ma dopo una conclusione di raffinati arpeggi, partendo da un timbro notevole, lo sviluppo verticale, dell’arpeggio, si estingue come in un ansimo, alfine, che pare lenire un poco i tanti tormenti, e scaturisce da subito, con (un movimento largo e maestoso), la rassegnazione, ma è un momento, e anche con l’incedere claudicante, uno cerca di andare avanti, comunque, e nell’espressione, di un tempo (largo), ritroviamo, la sostanza lirica delle “ rimembranze”, che si sviluppa in poche battute permeate dell’intimità di un “ notturno”. È un tema dolce e sensibile, che si sviluppa e si dipana con un (andante

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espressivo), in un movimento di 6-ottavi, con uno sviluppo sostenuto di “biscrome”, e con un procedere ondulante, cresce lo spasmo interiore con palpiti di speranze eluse, ascendenti e in costante ritorno dinamico in se stessi, soprattutto affidato con l’intervento del Secondo Pianoforte, in alternanza con il Primo, sino a giungere, infine, con un (adagio molto) ad una dissolvenza del suono che si perde e si smarrisce in un “ pianissimo “, espresso con valori “ minimi”, dove il suono, piano piano riprende lo sviluppo del discorso melodico, affidato al Primo; “i passi incerti della vita”. E’ tutto un susseguirsi di un racconto di ritmi alternati, che si sviluppano in una costante ascesa, tra l’ansimo esistenziale della Vita, e la consapevolezza della precarietà: il Primo, ci porta nella dimensione sentimentale delle “Rimembranze”, vissuto con una espressione di (adagio e largo), e un susseguirsi alternanze di ritmi cha passano dal tre quarti al quattro quarti e al sei quarti, in una modulazione di cromie armoniche, di particolare intensità, partendo dall’intimità notturna, di dominante Blu, dove si estingue ogni tensione, per poi risorgere e animarsi un poco nella dimensione solare, della luce. Qui i due pianoforti si esprimono in un dialogo di particolare intensità, dove mai, ho voluto esprimere momenti di liricità, con l’uso delle simmetrie e delle analogie, che ho sempre evitato, preferendo affidarmi alla ricchezza timbrica di sfumature tonali, avvalendomi del gioco delle “note puntate “e delle “Pause” di “Semiminima”, di “Croma”, e “Pause di Semicrome”, sino alla frammentazione di “Pause di Biscrome”. L’accorgimento tecnico più affascinate e più importante di tutti per ottenere varietà, è la “Modulazione”. Ho volutamente evitato la “Transazione di Tono”, con la durezza e l’asprezza, preferendo e amando, per la mia sensibilità, il cambiamento di “Tonalità”, più dolce e naturale. Un

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esempio, l’ “Accordo di tonica di DO maggiore”, può anche essere considerato come “ Dominante di FA Maggiore”, o “sottodominante di Sol Maggiore”. La qualità di tensione interna fra le note della “Scala” determina la “Melodia”. Mi sono avvalso per sviluppare il discorso della Melodia ed è caratterizzato da un progredire per “gradi congiunti” con salti ampi, in genere di “Terze”, “Quarte” e “Quinte”: la tensione e il rilassamento si succedono nella giusta proporzione.

L’Armonia, come sappiamo, al contrario della “Melodia”, si costruisce orizzontalmente, ed ha una struttura verticale. Un “Nota” che considero “Fondamentale”, io aggiungo altre note chiamate “Armonici” che risuonano contemporaneamente ad essa. Ho sempre cercato di usare “l’Unisono”. Mi sono avvalso della mia formazione organistica, con la preziosa lezione del mio antico Maestro Olivier Messiaen, durante il mio lungo soggiorno a Parigi, eravamo ne lontano 1955- 58, con i miei freschi diciassette anni, e il furore dei colori di Paul Cézanne, e di Gauguin nelle mie istanze artistiche di pittore, per realizzare sovente, nella partitura, la tecnica di raddoppiare la “Melodia”, esattamente ad una “Quarta” o ad una “Quinta” che è stata chiamata “organum”.

Come è nella consuetudine della cultura musicale occidentale la “Triade”, è un elemento fondamentale dell’Armonia e costituisce una pietra portante, della teoria musicale dal XV secolo sino al nostro Novecento. In questa composizione, mi sono avvalso di varie “Triadi”, “Eccedenti e Diminuite”. Ho ottenuto una gamma di elementi armonici e melodici ad un più spontaneo collegamento di “Accordi”, usando la tecnica del “Rivolto” dell’Accordo stesso. La concatenazione degli Accordi principali determina la conclusione

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di una frese musicale. Tali conclusioni, come sappiamo, si chiamano “Cadenze”. Ma sovente, in queste pagine, ho usato la “Cadenza Evitata”, in modo di generare un’impressione non conclusiva che si può paragonare ad una virgola, o ad una linetta, in letteratura. Ovviamente ho usato la “Cadenza Evitata” nel discorso musicale. Ho usato, sovente, una variazione armonica, per concludere un movimento, una frase, un “Capitolo”, e l’ho scritto in “Tonalità Minore” con un accordo maggiore, al posto del dovuto “Minore”. Il suo effetto impressiona vivamente l’attenzione dell’ascoltatore, ed è come uno spiraglio che illumina improvvisamente un luogo buio.

Quando un musicista si mette a comporre pensa al termine di consonanza che è usato per definire un intervallo o un accordo che produce un effetto di stabilità e soddisfazione, in opposizione a un intervallo o a un accordo dissonante, tale cioè che produce un effetto di tensione. Nel periodo di sviluppo musicale, con ”Sentimento e Adagio”, la struttura melodica si articola e si dipana tra i due pianoforti, in un contrappunto di contrapposizione dinamica e di colori, che si evolve tra la “zona notte della coscienza per poi dipanarsi, nella Luce della Speranza”,, ascendendo in strutture grafiche della notazione che va dal tre quarti al cinque quarti, nello sviluppo ascendente di gruppi di “Terzine”, con la tecnica accentata, nel Primo Pianoforte, mentre, simmetricamente, il Secondo, in contrapposizione, scende dalla Luce sino nelle gravezze del tormento, con una successione di “Semicrome”, mentre, la mano destra sviluppa il canto con la pensosità di “Semiminime” accentate, che ascendono alle “Ottave Superiori”, con accenti sforzati, ed è tutto un alternarsi, in questa grafia

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musicale, di precipitare e di risalire, continuamente, mentre il Secondo, inizia a sciorinare una lugubre cadenza funebre, di “Biscrome” con sfumature timbriche e tonali in una costante ondulazione, in contrapposizione allo sviluppo melodico del Primo, che piano piano aumenta di intensità e di velocità, e poi rallenta molto, con “Semiminime” in un “Quattro Quarti” e poi di “Tre Quarti”, rallentando molto, sino a concludersi simultaneamente tra i Primo e il Secondo, in un “Pianissimo” di tre “Minime”, per posare finalmente in un “Do di Ottava Superiore di Semibreve” ancora in un maggiore “Pianissimo”, che prepara l’entrata di un nuovo tema, in “Mi Bemolle Maggiore”, che inizia con un “Adagio assai e molto espressivo”, che si conclude in quattro battute, per evolversi, subito, in una nuova “Modulazione” di “Mi Minore”, con cui intendo esprimere il bisogno di una vita interiore, con la pace rassegnata, permeata di una solarità di un Colore Arancio.

L’ “Andante Moderato e Doloroso”, ho detto che la vicenda musicale si sviluppa e si identifica con il colore “Arancio”, ma di una tonalità contaminata di un poco di “Viola Scuro”, molto affine all’atmosfera di “Re Minore”. Su accordi di “Terzine di Dominate”, del Secondo, il Primo sviluppa un discorso espresso tematicamente con un alternarsi di “Minime e di Semiminime”, accentate su “Semicrome” ascendenti, in una continuità di ondulazione costante, che rifugge, almeno per il mio temperamento della planarità melodica e ritmica, che raramente uso, se non, pochi istanti di stasi, che sono affidati solamente al Secondo Pianoforte.

Dopo poche battute, il Secondo, in sole quattro battute, sempre nella tonalità di “Sol Maggiore”, svolge un dolce tema, appena quasi sussurrato, che accenna a dinamiche interiori in evoluzione, ma che

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subito si estingue, per evolversi, infine, in un dissidio negativo e si porta via nelle ombre del passato.

Ho dedicato al caro Maestro Ezio Bosso questo mio “Offertorio Funebre”, una atmosfera triste, che inizia con un “Adagio Solenne”, enunciato dal Primo in modulazione della scala di “Fa Diesis Minore”, con cui ho voluto esprimere motivazioni inconsce, in una dimensione emotiva della razionalità della mente: poco più avanti, ho espresso un ansimo quasi di sorpresa, e qui, gli interpreti, devono esprimere, con tutto il loro talento, la complessa notazione, estremamente ricca di timbri, di accenti e di colori armonici e melodici, nel gioco complesso di un contrappunto estremamente elaborato. In Terza Battuta, interviene il Secondo Pianoforte, che pone in risalto un fraseggio consecutivo di “Crome”, sviluppato in un atmosfera di potente intensità sonora di quattro “Semibrevi”, partendo dalla Seconda Ottava Bassa, DO-Sol, per coniugarsi con la chiave di violino, con MI Diesis e Do Diesis coronate, di questa ottava. Con il movimento “Andante Fatale e Doloroso”, esprimo la dimensione del Fato inesorabile, soprattutto elaborato nella notazione complessa ed articolata del Secondo, mentre il Primo, ha una sua compostezza virile, rigorosa, che si esprime nello sviluppo di un tema frammentato da una sospensione di “Pause”, dove il silenzio, di un vago istante, non è passivo, bensì contaminato dal colore di “Semicrome”, in successione, che si conclude in una decina di battute, e il suono si perde in una lontananza che ha un effetto di una eco che svanisce nel firmamento…Ecco, ora scaturisce nel Primo Pianoforte, una cadenza drammatica, significatamente disegnata su intervalli di pausa di “Crome”, due “Biscrome” legate, ribattute, che si appoggiano ad una “Croma”

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nell’intervallo inferiore di “Terza Ottava”. Questa atmosfera drammaticamente funebre e funesta, si sviluppa in tredici battute di quattro quarti, di tre quarti e di cinque quarti, e si conclude con un “Meno Forte”, sul valore di Sol accentato in Chiave di Basso della Terza Ottava, in legatura con il successivo Sol. Dopo pochi istanti in cui il Destino esprimeva un suo racconto, ecco, ancora una volta, la cadenza funebre e fatale, incisiva e drammatica, come ho scritto in calce della battuta, espressa in Chiave di Basso di Quarta Ottava, che sostituisce la chiave di Violino, mentre una medesima cadenza ritmica si sviluppa nella Chiave di Basso di un Ottava inferiore, per rendere maggiormente vigorosa e intensa la sonorità, ancora più scura e profonda, per esprimere, ancora una volta la durezza del Fato, per il povero Ezio, e questa atmosfera si dipana in ben Sette Battute, mentre il Secondo, entra i sincrono con il Primo, nelle Battute successive per sole Tre Misure, e soffermarsi a contemplare la complessità emotiva di una vita sospesa da un Cromatismo, dove si alternano momenti brillanti, pochi al vero, per attimi di meditazione interiore.

L’aspetto narrativo si succede appassionatamente nelle successive 26 Battute successive, espresse in diverse misure di Crome, che si alternano ritmicamente con le figure plastiche delle “Semicrome”, per poi pervenire alle profondità dell’Aimo umano, percosso e forse inaridito, che le articolate figure di “Biscrome”, esprimono in accenti, sempre più gravi, per poi estinguersi, infine, in un articolato arpeggio che si genera nel Valore di Si Bemolle di Chiave di Basso, della Seconda Ottava, per poi salire liricamente, per intervalli di Terze sino alla dimensione trascendentale del Sol della Settima Ottava di Chiave di Violino, reso dal Secondo in simultaneo con un

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Fremito di un suono quasi di un timpano, che modula le sue riverberazioni sonore, estinguendosi nell’oblio di questa ultima misura.

Continua il dipanarsi del discorso melodico, con figure di Terzine determinate da “Crome” che si appoggiano al valore di una misura della Chiave di Violino, nella complessità di un contrappunto che si dipana nei silenzi di un vago istante di Pausa di Croma e di Semiminima, nell’alternarsi di colori tonali ascendenti e discendenti, senza continuità di tempo, il tutto vissuto nella temporalità di sette Battute.

In un contrasto irreversibile con la drammaticità funebre e lugubre della cadenza incisiva del Primo, come una “Rimembranza”, il racconto si evolve, e da questa atmosfera cupa, miracolosamente, scaturisce un Tema struggente, che esprime tutte le bellezze e la dolcezza della giovinezza lontana: volutamente ho composto questa, quasi, anacronistica atmosfera romantica, che con la sua fragilità, appare come d’incanto in questo cupo e possente a granitica atmosfera da tregenda, quando, forse , c’è ancora posto per la Poesia e la mestizia. La nostra Vita è determinata dal Fato, nei suoi, a volte aspri e sgradevoli colori cupi, funerei, che sono intrisi della precarietà mortale che ci attende all’angolo, tutti, in un solo momento dove tutto si spezza, e forse, non ci rimane che il “Rimpianto”…: Oh…se avessi…oh…, come avrei potuto donarmi senza tutte quelle convenzioni sociali, in quei contrasti, a volte sgradevoli di colori che hanno consunto la loro armonica poetica e sensibilità. Bisogna, comunque, andare avanti! Ma lo spasmo drammatico, contamina anche il Secondo, tutto permeato di struggente Poesia, e si uniforma al drammatismo del Primo, quasi

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un urlo di furore tragico, come una lacerazione, dopo tante speranze eluse…Cellule del tema del Secondo, trasecolano nell’atmosfera del Primo, liberandolo per pochi istanti del greve peso del dramma e di quella atmosfera notturna. Ancora momenti di suprema attesa e infine il perdersi della coscienza e ogni speranza in una atmosfera di iridescenza di raffinati arpeggi espressi dal Secondo, partendo dai colori grevi della seconda Ottava Bassa, con una potente intensità che progredisce poi in ascesa verso le latitudini cosmiche dove vive la dimensione del sogno, nei colori luminosi della Settima Ottava, dove posa l’essenza dell’essere, e si perde nell’infinito onirico di tremoli che paiono brividi…

Dopo dodici Battute si estingue la tonalità di Fa Diesis Minore e scaturisce, dopo tanti ansimi e spasimi di tormento la Tonalità di Do Bemolle Maggiore, che mi porta in una atmosfera contemplativa con una gravità interiore, ma con la consapevolezza della propria personalità che si estrinseca nella nobiltà di ideali dal vago sentimento romantico: è tutta una tavolozza che si esalta nella dimensionalità di cromie che vanno dal verde brillante, equivalente alle tonalità di Si Maggiore e al Sol Diesis Minore, al Do Bemolle Maggiore e al La Bemolle Minore, per trasalire poi in un verde scuro permeato di azzurro, analogico al Fa Diesis e al Re Diesis Minore analogo al Mi Bemolle Minore, queste tonalità esprimono la dimensione delle ombre dell’animo umano, in attesa di passare con una sfumatura raffinata nella dimensione onirica di un Blu Oltremare, permeato di un verde lacca scuro. Tutta l’atmosfera poetica si svolge nell’ansimo di un “Adagio molto ispirato”, espresso, però, nei contrasti interiori dello spirito: vi è permeata una

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interiore solennità che ci porta nella dimensione lirica e poetica di una mistica che ha in sé le armoniche poetiche e solenni organistiche. Il Sol Maggiore, con il suo carico di positività vissuta nella dimensione cromatica di un Verde cupo mesticato con azzurro di cobalto estremamente vitale, finalmente ha concluso la sua esposizione di valori esistenziali, momenti di meditazione e una dimensione interiore di una esistenza vissuta con grande dignità, con un rigore spirituale e tutta questa atmosfera interiore si estingue e svanisce in un “ Adagio molto e largo”, che termina come d’incanto in una dimensione sospesa: la nuova modulazione di La Maggiore, con la sua solarità di un giallo carico trascina in sé un poco del sentimento notturno del Sol Bemolle Maggiore, e si passa nella poesia degli ideali immortali e solenni con un palpito di una generosità vissuta nella dimensione evolutiva: infatti, come è mia consuetudine caratteriale, si inizia con la ipersensibilità cromatica di una solarità di un Giallo di Cadmio interiore e vitale che ci porta ad una evoluzione di una poetica sempre più intensa e vitale, con momenti di solennità e di potente virilità. Un tema fondamentale costituito da cellule tematiche di tante pagine precedenti, si sviluppa e posa la sua virile dignità sulle onde sonore di semicrome, che rimembrano la leggerezza e la grazia di un arpa, che si estingue nella sostanza di sedici battute, con una liricità in un “Lento Assai e Adagio”, ancora una volta nell’alveo di uno smarrimento poetico e di un fremito e di un anelito che ci porta infine, in una ulteriore modulazione di Si Bemolle Maggiore, formato con cellule tematiche che a fatica pare che si incuneano già in questa Battuta, in un’atmosfera di intensa drammaticità: vi è una atmosfera meditativa, un poco crepuscolare, permeata e modellata

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Plasticamente nella cromia coloristica di una Lacca Viola estremamente carica della notte e la sostanza vitale di tante situazioni umane: qui, ho espresso il conflitto armonico in un contrappunto nella complessa notazione di figure dinamiche disegnate di Accordi di Triadi in terza Ottava Bassa di Chiave di Basso: ho espresso l’ossessione dolorosa di questo incedere funebre, mesto e triste, che si conclude dopo dieci Battute, dove ho pensato di esprimere anche il conflitto di una costrizione spirituale.

Nella ulteriore modulazione di Si Bemolle Maggiore, il Secondo Pianoforte, riprende la struttura di una complessa notazione di un precedente modello ritmico dal carattere funebre: infatti, tutto si appoggia su una pausa di Croma puntata che determina un silenzio da dove poi si genera il ritmo ossessivo marcatissimo e fortissimo di accordi di terze e di quarte di Biscrome di terza Ottava bassa di chiave di Basso, che si articolano in contrasto con lo sviluppo melodico di un tema presentato dal Primo in una linearità che si dipana per sette battute, per proseguire poi da solo con dodici battute sino ad esprimersi in un “Animato con Passione”, dove il Secondo, recupera alcune cellule precedenti del Primo, del nobilissimo tema dell’ Offertorio che quasi si esplica simmetricamente nelle figure del Primo, che scende con il tema dal violino alla chiave di basso, per esaurire il discorso armonico e melodico in un arpeggio di Semiminime, dal Si Bemolle di terza ottava e svilupparsi con raffinatezza sino al Mi Bemolle dell’Ottava fondamentale per appoggiarsi in un accordo di Sol-Sol marcatissimo e passare con le armoniche al Si Bemolle attiguo e posare infine questa tensione spasmodica su un poderoso accento finale di Fa-La-Fa di Semibrevi coronate da sostenere in un

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fortissimo, all’unisono con il Secondo Pianoforte che risuona con un tremolo di Semibrevi Fa-Re-Fa di terza Ottava bassa.

Ritorna per l’ultima volta la modulazione di Mi Bemolle Maggiore, che si svolge quasi completamente, per il Primo in Chiave di Basso, come aveva concluso nella precedente modulazione di Si Bemolle Maggiore: persiste in tutte le ultime Otto Battute quel pathos drammatico del lacerante ritmo funebre che si esplica tutto sino alla penultima Battuta in quella dimensione del Blu notte, dove pare che tutto svanisca per sempre in questa dolorosa atmosfera, ma non potevo chiudere negativamente questa mia lunga e complessa composizione, questo mio estremo omaggio al grande musicista Ezio Bosso, a cui ho dedicato questo mio accorato racconto musicale, perché, comunque, anche dopo una terrificante catastrofe naturale, seppure dopo tanti tormenti e dolori, la speranza resta sempre in noi, e allora, era giusto che io esprimessi, finalmente, alcuni anche se brevi istanti di serenità, dopo tanto una lugubre notte di una vicenda umana, e poi, sorge la luce finale, nell’ultima battuta, che inizia con un Si Bemolle di Minima puntata, in chiave di violino dell’Ottava centrale del Primo e con corona, che è l’ultimo estremo lacerante accento in fortissimo, le cui armoniche si perdono in un leggerissimo arpeggio che si conclude ancora sullo stesso valore di Si, ma questa volta per perdersi finalmente in una luce siderale in un pianissimo, dove tutto svanisce nel mistero mistico della Vita!

Rimembranza

Ahimè la giovinezza

Che sognato puledro di fierezza

Non mi porta lontano…

Ahimè che nera canzone

Spirata dai corni della Luna…

Ahimè che lutto e vino,

che notturna mandola pizzicata

Ombre dei miei amori

Latrano…oh care…oh nere anime in pena

Quando l’idea della morte

È una larva di pudore in cima in cima

O è una ragnatela sul viso,

un soffio improvviso che turba,

come un tremito oscuro di foglia,

la quiete estiva, il suo forte sentore

di luna, che la sua parvenza scuote

sul nostro capo…, fa aria al meriggio…

Latrano ancora, oh…nere,

oh…care anime in pena,

sui ginocchi…ci fanno la guardia…

in sembianze di animali fedeli…

che storie di famiglia,

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come un cumulo antico di pazienza

custodiscono dietro un velo di lagrime…

latrano, ma sono famigliari creature,

i cani che ci fiutano nel sonno,

dall’aldilà ci guardano con occhi

di tizzoni…raspando sulla soglia

sino all’alba ci lamentano in sorte,

mentre sull’albero la luna nuova

si fa il nido, cova la malanova…

Ad anime di fidi testimoni

Ad altra vita da vivere,

preghiera ed augurio…

che cosa fanno i Morti…?

Ci seguono sempre lievi

Come cirri di ovatta, devoti,

entrano con noi negli ardenti

ex voti, per stare in eterno

negli avvenimenti…

Il mondo diurno scivola nella notte,

e c’è nei vivi una tensione

ad un altro Regno…

e nei trapassati vi è una tensione

e i viventi divengono ombre

bussando alle vecchie stanche porte,

dove alcuni già parlano con i morti.

E l’aldilà è terra di Emigranti

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E la partenza diviene sembianza di morte,

ed una barca, silente s’en va nella penombra

cupa e la Vela Nera lagrima

il rimpianto di una Vita…

E’ SERA

E’ sera e ci diciamo…forse

Sottovoce, sulla riva del Mare

In un’estate di altre stagioni

Un Nome e l’antico futuro…

L’amico di un nulla sussurra

Ad un volto di memoria…

Profilo appena di donna lontana

In una cometa, la nostra ventura…

Oh…mio Amore…Oh…sono un nulla

Le nostre labbra smorte…avvenire di ombre…

Oh…come fra le dita qui si onora

La tua capigliatura di Cometa…quella siderea

Chioma più lunga della vita…

Gioventù di un tempo andato

Trascorre e annoda

La lunga treccia che si chiama Armonia…

E pare gioco di focolare…per un attimo

ci Ama…in un altro ci minaccia,

ora ci cresce di fede e di desiri

altre quel che ci concede…poi scompare…

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Oh…Madri, mettete in un vaso antico

Il nostro cuore…ad un capello

di donna è legato il nostro Destino

che ci fu Svelato…!

William Tode